Quanto costa il tradimento? Cellulare spento, ritardi ingiustificati, rifiuti...

Quanto costa il tradimento? Cellulare spento, ritardi ingiustificati, rifiuti... - Tradimento Infedeltà Coniugal

Quali possono essere i sospetti di una presunta infedeltà coniugale?                                       Cellulare spento o non raggiungibile, ritardi ingiustificati, controlli sistematici della posta elettronica, del cellulare, di siti internet/chat, telefonate inattese, frasi mormorate soltanto per metà, improvviso cambio nel modo di vestire, rivoluzione del proprio guardaroba, rivoluzione del look, tracce di un insolito profumo, rifiuto dei rapporti sessuali, cene frequenti e/o improvvise, di lavoro con clienti o amici, buon umore improvviso, stanchezza e sonno nonostante voi siate al corrente che il Vostro partner sia andato a letto presto, disinteresse nella vita di coppia, nel vivere quotidiano del proprio partner. 

 

Insomma, non bisogna mai dare nulla per scontato!

 

Quanto costa il tradimento? Perdita dell'assegno di mantenimento, rinuncia economica, la fedeltà nel matrimonio va comparata a quella di lealtà.

 

  

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Le indagini per infedeltà coniugale vengono svolte dall’agenzia Agata Christie Investigazioni , mediante un contratto professionale ed al termine delle indagini viene rilasciata una dettagliata relazione tecnica corredata di video/foro ed altri documenti utili per eventuale uso Legale.   A semplice richiesto dall'Avvocato del nostro cliente o dall'Autorità Giudiziaria effettuiamo testimonianze in tribunale sulle investigazioni svolte.

 

                                                                                          GIURISPRUDENZA/SENTENZE

DIRITTO AL RISPETTO DELLA VITA FAMILIARE ED ATTUAZIONE DEI PROVVEDIMENTI DI AFFIDAMENTO DEI FIGLI CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO - Sentenza 17 dicembre 2013 (viola l'obbligo di adottare misure adeguate a ristabilire le relazione tra il genitore non convivente ed il figlio, ostacolata dalla condotta dell'altro genitore, l'autorità giudiziaria che si limiti ad ordinare alle parti di collaborare e di eseguire le sue decisioni, senza garantire un sostegno psicologico al minore), con nota di richiami

MANTENIMENTO DEI FIGLI NATI FUORI DEL MATRIMONIO E SEQUESTRO DEI BENI DEL GENITORE OBBLIGATO TRIBUNALE DI TORINO - Ordinanza 4 novembre 2013 (individua i presupposti per la concessione del sequestro previsto dall'art. 3, comma 2, della legge n. 219/2012, nonché la finalità di tale misura coercitiva)

DECADENZA DALLA RESPONSABILITA' GENITORIALE E COMPETENZA FUNZIONALE DEL TRIBUNALE PER I MINORENNI TRIBUNALE PER I MINORENNI DI CATANIA - Decreto 22 maggio 2013 (a seguito della nuova formulazione dell'art. 38, comma 1, disp. att. cod. civ., il tribunale ordinario, in pendenza dei giudizi di separazione o divorzio, è competente solo sui provvedimenti di limitazione della responsabilità genitoriale e non anche su quelli di decadenza, che rimangono di esclusiva competenza del tribunale per i minorenni), con nota di richiami

MANTENIMENTO DEI FIGLI ED ATTITUDINE AL LAVORO DEL GENITORE COLLOCATARIO CASSAZIONE, SEZ. VI CIVILE - Ordinanza 4 aprile 2013, n. 8286 (ai fini del mantenimento dei figli occorre considerare, oltre i redditi in denaro, anche l'attitudine al lavoro e la capacità di guadagno del genitore collocatario, sebbene alla luce di fattori concreti soggettivi ed oggettivi), con nota di richiami

MANTENIMENTO DEI FIGLI ED OPPOSIZIONE A PRECETTO CASSAZIONE, SEZ. VI CIVILE - Ordinanza 2 aprile 2013, n. 7974 (il genitore non collocatario è tenuto a contribuire al mantenimento dei figli anche durante il periodo estivo, nonostante, in tale lasso di tempo, provveda in via esclusiva alle esigenze di vita della prole), con nota di richiami

MANTENIMENTO DEI FIGLI E STATO DI DISOCCUPAZIONE DEL GENITORE NON AFFIDATARIO TRIBUNALE DI ANCONA - Sentenza 13 febbraio 2013, n. 185 (anche il genitore disoccupato ed agli arresti domiciliari, ma dotato di capacità lavorativa e di potenzialità reddituale, deve contribuire, sebbene in misura minima, al mantenimento dei figli), con nota di richiami

FILIAZIONE NATURALE ED OBBLIGAZIONE SUSSIDIARIA DEI NONNI CASSAZIONE, SEZ. VI CIVILE - Ordinanza 20 settembre 2012, n. 15857 (afferma la competenza del tribunale ordinario sul ricorso proposto ex art. 148 cod. civ. dalla madre naturale di un minore nei confronti dei nonni paterni, avendo ad oggetto esclusivamente provvedimenti di natura economica)

ASSEGNO DI MANTENIMENTO PER I FIGLI E FORFETTIZZAZIONE DELLE SPESE STRAORDINARIE CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Sentenza 8 giugno 2012, n. 9372 (le spese straordinarie per i figli, stante la loro rilevanza, imprevedibilità ed imponderabilità, non  possono essere incluse in via forfettaria nell'assegno di mantenimento posto a carico di uno dei genitori), con nota di richiami

AFFIDAMENTO CONDIVISO E COLLOCAMENTO PREVALENTE DEI FIGLI CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Sentenza 17 maggio 2012, n. 7773 (i provvedimenti di affidamento dei figli non possono consistere in forzate sperimentazioni al solo fine di rentere i genitori più maturi e responsabili) con nota di richiami ), con nota di richiami

MODIFICA DELLE CONDIZIONI DI SEPARAZIONE E PROVVISORIA ESECUTORIETA' CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - Sentenza 20 marzo 2012, n. 4376 - TRIBUNALE DI CATANIA - Decreto 24 maggio 2010 (il provvedimento di modifica delle condizioni di separazione è immediatamente esecutivo ex lege, non essendo necessaria l'apposizione della clausola di cui all'art. 741 cod. proc. civ.), con nota di richiami

ASSEGNAZIONE PARZIALE DELLA CASA FAMILIARE ED ONERE DELLA PROVA CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Sentenza 11 novembre 2011, n. 23631 (per potersi disporre l'assegnazione parziale della casa familiare è necessario provare l'autonomia e distinzione della porzione di immobile che si vuole escludere dall'assegnazione, ovvero che la casa è sproporzionata rispetto alle esigenze del nucleo familiare residuo ), con nota di richiami

OMESSA PRESTAZIONE DEI MEZZI DI SUSSISTENZA E MODIFICHE INTRODOTTE DALLA LEGGE SULL'AFFIDAMENTO CONDIVISO CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - Sentenza 27 aprile 2011, n. 16458 - CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - Sentenza 6 ottobre 2011, n. 36263 (l'art. 3 della legge 54 del 2006 presidia con la sanzione penale la sola violazione dell'obbligo di mantenimento dei figli, rendendo più incisiva la tutela anche in favore dei figli di genitori separati), con nota di richiami

MATRIMONIO DELLO STRANIERO E REGOLARE PERMANENZA NEL TERRITORIO ITALIANO CORTE COSTITUZIONALE, Sentenza 25 luglio 2011, n. 245 (dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 116, comma 1, cod. civ., limitatamente alle parole "nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano") - TRIBUNALE DI CATANIA, SEZ. I CIVILE - Ordinanza collegiale 13/17 novembre 2009 (solleva la questione di legittimità costituzionale, poi accolta, dell'art. 116, comma 1, cod. civ., nella parte in cui prescrive allo straniero, che intende sposarsi in Italia, la produzione di un documento attestante la regolare permanenza nel territorio italiano), con nota di richiami

PERMESSO DI SOGGIORNO PER COESIONE FAMILIARE E REQUISITO DELLA CONVIVENZA TRIBUNALE DI CATANIA - Decreto 17 maggio 2011 (la disciplina dettata dal decreto legislativo n. 30/2007 si applica anche al coniuge extracomunitario di cittadino italiano entrato clandestinamente in Italia, con la conseguenza che, ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno, non è più necessario il requisito della sua contestuale ed effettiva convivenza con il coniuge italiano), con nota di richiami

VENDITA DELLA CASA FAMILIARE E DOVERI DEONTOLOGICI DELL'AVVOCATO  CASSAZIONE, SEZ. UNITE CIVILI - Sentenza 26 maggio 2011, n. 11564 (il comportamento dell'avvocato che agevoli il proprio cliente a disfarsi della casa familiare, vanificando il diritto delle figlie minori di abitarvi, è scorretto, contrario ai doveri deontologici e non ha nulla a che vedere con la tutela del diritto di difesa), con nota di richiami

MODIFICA DELL'ASSEGNO DI MANTENIMENTO PER I FIGLI NATURALI E COMPETENZA DEL TRIBUNALE PER I MINORENNI  CASSAZIONE, SEZ. VI CIVILE - Ordinanza 5 maggio 2011, n. 9936 (la competenza a decidere sull'assegno di mantenimento per i figli naturali, una volta attratta al tribunale per i minorenni, resta radicata presso tale tribunale anche per ogni successiva richiesta di modifica del provvedimento adottato ), con nota di richiami.

AFFIDAMENTO DEI FIGLI NATURALI E TERMINI PER L'IMPUGNAZIONE DINANZI ALLA CORTE DI APPELLO CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Sentenza 21 marzo 2011, n. 6319 (il decreto di affidamento dei figli naturali ha natura sostanziale di sentenza e può essere impugnato entro trenta giorni dalla sua notificazione, ex art. 325 c.p.c., trattandosi di appello mediante ricorso e non di reclamo ai sensi dell'art. 739 c.p.c.), con nota di richiami

REVOCABILITA' E MODIFICABILITA' DELL'ORDINANZA PRESIDENZIALE E RICORSO STRAORDINARIO PER CASSAZIONE CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Sentenza 28 gennaio 2011, n. 2099 - CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Sentenza 26 gennaio 2011, n. 1841 (il potere del giudice istruttore di revocare o modificare l'ordinanza presidenziale è stato conservato pure dopo la previsione del reclamo alla Corte d'appello, e permane anche se tale provvedimento è confermato dopo il reclamo, per cui deve escludersi la definitività e l'idoneità a divenire giudicato di tale ordinanza), con nota di richiami

VERSAMENTO DIRETTO DELL'ASSEGNO AI FIGLI MAGGIORENNI E LEGITTIMAZIONE ATTIVA DEL GENITORE CONVIVENTE   CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Ordinanza 10 dicembre 2010, n. 24989 (il versamento diretto al figlio maggiorenne, quale avente diritto, del contributo di mantenimento si risolve in una modalità alternativa rispetto al pagamento nelle mani del genitore convivente, che rimane dotato di legittimazione attiva a percepire tale assegno con nota di richiami

AFFIDAMENTO CONDIVISO E DISTANZA TRA I LUOGHI DI RESIDENZA DEI GENITORI CASSAZIONE, SEZ. VI CIVILE - Ordinanza 2 dicembre 2010, n. 24526 (l'oggettiva distanza esistente tra i luoghi di residenza dei genitori non preclude la possibilità di un affidamento condiviso del figlio, incidendo, soltanto, sulla disciplina dei tempi di presenza del minore presso ciascun genitorie), con nota di richiami

MANTENIMENTO DEI FIGLI NATURALI E RIMBORSO DEGLI ARRETRATI CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Sentenza 4 novembre 2010, n. 22506 (il rimborso delle spese di mantenimento del figlio minore interamente sostenute da uno dei genitori presuppone l'accertamento del quantum dovuto in restituzione e non può prescindere dall'applicazione dei criteri di cui all'art. 155, comma 4, cod. civ.), con nota di richiami

AFFIDAMENTO CONDIVISO DEI FIGLI NATURALI ED ASSEGNO PERIODICO DI MANTENIMENTO CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Sentenza 4 novembre 2010, n. 22502 (il giudice, in ipotesi di affidamento condiviso della prole con collocamento prevalente presso uno dei genitori, deve porre a carico del genitore non collocatario l'obbligo di corrispondere un assegno periodico per il mantenimento dei figli naturali), con nota di richiami

DIVIETO DI FECONDAZIONE ETEROLOGA ED INDEBITA INGERENZA DELLO STATO TRIBUNALE DI CATANIA Ordinanza 21 ottobre 2010 (solleva la questione di legittimità costituzionale delle disposizioni normative contenute nella legge sulla procreazione medicalmente assistita, nella parte in cui introducono il divieto di fecondazione di tipo eterologo), con nota di richiami - CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO - Sentenza 1 aprile 2010

MANCATA ESECUZIONE DEL PROVVEDIMENTO DI AFFIDAMENTO DEI FIGLI ED EPISODICITA' DELLA CONDOTTA CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - Sentenza 18 marzo 2010, n. 10701 (normalmente, l'assolutamente occasionale inosservanza delle modalità di affidamento dei figli non concretizza elusione del provvedimento del giudice civile), con nota di richiami

AFFIDAMENTO CONDIVISO E CIRCOSTANZE OSTATIVE ALLA SUA APPLICAZIONE CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Sentenza 17 dicembre 2009, n. 26587 (la totale inadempienza all'obbligo di mantenimento dei figli ed il discontinuo esercizio del diritto di visita costituiscono ragioni ostative all'applicazione dell'affidamento condiviso dei figli), con nota di richiami

OMESSA PRESTAZIONE DEI MEZZI DI SUSSISTENZA E DOVERE DI MANTENIMENTO DEI FIGLI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - Sentenza 1 dicembre 2009, n. 46200 (il genitore deve soddisfare le esigenze primarie del minore, essendo irrilevante l'acquisto di beni voluttuari e superflui)

MANTENIMENTO DEI FIGLI E CRITERI DI QUANTIFICAZIONE DELL'ASSEGNO PERIODICO CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Sentenza 6 novembre 2009, n. 23630 (ai fini della quantificazione dell'assegno di mantenimento, l'art. 155 cod. civ. attribuisce sicura preminenza al criterio delle «attuali esigenze del figlio»)

AFFIDAMENTO CONDIVISO ED ASSEGNO PERIODICO DI MANTENIMENTO DEI FIGLI CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Sentenza 4 novembre 2009, n. 23411 (la corresponsione dell'assegno periodico di mantenimento dei figli è opportuna, se non necessaria, quando l'affidamento condiviso preveda il collocamento prevalente della prole presso uno dei genitori), con nota di richiami

MANTENIMENTO DEI FIGLI MAGGIORENNI E RILEVANZA DELLE LORO INCLINAZIONI ED ASPIRAZIONI CORTE DI APPELLO DI CATANIA, SEZ. PERSONA E FAMIGLIA - Decreto 28 ottobre 2009 (l'iscrizione della figlia maggiorenne, in età avanzata, ad un corso di studi universitari non può ritorcersi a suo danno, dovendo i genitori assecondare le aspirazioni e le inclinazioni della prole), con nota di richiami

MODIFICA DELLE CONDIZIONI DI SEPARAZIONE ED AUDIZIONE OBBLIGATORIA DEI FIGLI MINORI  CASSAZIONE, SEZ. UNITE CIVILI - Sentenza 21 ottobre 2009, n. 22238 (nel procedimento di revisione delle condizioni di separazione è obbligatoria l'audizione del figlio minore, salvo che il giudice motivi adeguatamente le ragioni del mancato ascolto), con nota di richiami

SEPARAZIONE PERSONALE ED INTERVENTO DEI NONNI CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Sentenza 16 ottobre 2009, n. 22081 (il minore, sebbene titolare del diritto alla conservazione delle relazioni affettive con i nuclei di provenienza genitoriale, non è parte del giudizio di separazione dei coniugi, con la conseguenza che non ricorrono le condizioni richieste dalla legge per l'intervento ad adiuvandum coltivato dai nonni), con nota di richiami

ELUSIONE DEL PROVVEDIMENTO DI AFFIDAMENTO DEI FIGLI E DOVERI DEL GENITORE AFFIDATARIO CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - Sentenza 6 luglio 2009, n. 27995 (rientra nei doveri del genitore affidatario quello di favorire il rapporto del figlio con l'altra figura genitoriale, perché entrambi i genitori sono centrali e determinanti per la crescita equilibrata del minore), con nota di richiami

ASSEGNO DI MANTENIMENTO E TENORE DI VITA DEL CONIUGE ONERATO CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Sentenza 17 giugno 2009, n. 14081 (ai fini dell'attribuzione dell'assegno di mantenimento ad uno dei coniugi occorre considerare, non solo le maggiori spese derivanti dalla separazione, ma anche il diritto del coniuge astrattamente onerato di mantenere lo stesso tenore di vita goduto prima della separazione), con nota di richiami

AFFIDAMENTO DEI FIGLI NATURALI E RIMBORSO DEGLI ARRETRATI CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Sentenza 7 maggio 2009, n. 10569 (la controversia relativa al rimborso, in via di rigresso, delle spese sostenute in passato dal genitore naturale per il mantenimento del figlio non rientra nella competenza del tribunale per i minorenni), con nota di richiami

MODIFICA DELLE CONDIZIONI DI DIVORZIO E RICORSO STRAORDINARIO PER CASSAZIONE CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Sentenza 6 aprile 2009, n. 8227 (il provvedimento di revisione del contributo di mantenimento ai figli maggiorenni, in quanto suscettibile di passare in giudicato, è impugnabile con il ricorso straordinario per cassazione), con nota di richiami

AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO ED ATTUALITA' DEI PRESUPPOSTI DI FATTO TRIBUNALE DI CATANIA - Decreto 26 febbraio 2009 (non può essere nominato un amministratore di sostegno in favore di una persona perfettamente lucida e sana, solo per l'eventualità che, in futuro, possa stare male), con nota di richiami

ORDINI DI PROTEZIONE E GIUDIZIO DI SEPARAZIONE TRIBUNALE DI CATANIA - Decreto 14 novembre 2008 (il provvedimento avente il contenuto dell'ordine di protezione, adottato dal giudice della separazione, non è reclamabile), con nota di richiami - TRIBUNALE DI CATANIA - Decreto 8 luglio 2008 

MODIFICA DELLE CONDIZIONI DI SEPARAZIONE E COMPETENZA TERRITORIALE CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Sentenza 5 settembre 2008, n. 22394 (sulla domanda di concessione dell'assegno di mantenimento a favore del coniuge consensualmente separato è territorialmente competente il giudice del luogo dove è stata omologata la separazione), con nota di richiami

ASSEGNO DI SEPARAZIONE E TENORE DI VITA GODUTO DURANTE IL MATRIMONIO CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Sentenza 7 luglio 2008, n. 18613 (la finalità dell'assegno di mantenimento è quella di far conservare al coniuge che non ha redditi adeguati le potenzialità economiche per il soddisfacimento delle sue esigenze personali, in misura analoga a quella fruita durante il matrimonio), con nota di richiami

OMESSA PRESTAZIONE DEI MEZZI DI SUSSISTENZA E SEPARAZIONE DI FATTO DEI GENITORI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - Sentenza 5 maggio 2008, n. 17843 (i genitori hanno l'obbligo giuridico, oltre che morale, di contribuire al mantenimento dei figli anche durante il periodo della loro separazione di fatto), con nota di richiami

FIGLI MAGGIORENNI E CONSEGUIMENTO DELL'INDIPENDENZA ECONOMICA CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Sentenza 28 agosto 2008, n. 21773 (afferma che il conseguimento dell'indipendenza economica del figlio maggiorenne può non coincidere con l'instaurazione effettiva di un rapporto di lavoro giuridicamente stabile), con nota di richiami

FIGLI NATURALI - MANTENIMENTO - DOMANDA EX ART. 148 C.C. - COMPETENZA DEL TRIBUNALE ORDINARIO CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Ordinanza 25 agosto 2008, n. 21754 CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE Ordinanza 25 agosto 2008, n. 21755 - CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Ordinanza 25 agosto 2008, n. 21756 (afferma la competenza del tribunale ordinario sulle controversie riguardanti unicamente il mantenimento del figlio naturale, in assenza di contestualità con la domanda di affidamento), con nota di richiami

ASSEGNO DI MANTENIMENTO E NASCITA DI UN NUOVO FIGLIO DEL SOGGETTO ONERATO CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Sentenza 24 gennaio 2008, n. 1595 - TRIBUNALE DI CATANIA - Decreto 14 dicembre 2007 (sui nuovi oneri familiari dell'obbligato, derivanti dalla nascita di un ulteriore figlio, ai fini dell'esatta quantificazione dell'assegno di mantenimento a suo carico), con nota di richiami

OMESSA PRESTAZIONE DEI MEZZI DI SUSSISTENZA E SENTENZA DI DISCONOSCIMENTO DELLA PATERNITA' CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - Sentenza 3 luglio 2008, n. 27051 (il genitore non può addurre a giustificazione del mancato versamento dell'assegno di mantenimento che il minore non è figlio proprio), con nota di richiami

MANTENIMENTO DEI FIGLI MAGGIORENNI E TRASCURATEZZA NEGLI  STUDI UNIVERSITARI CORTE DI APPELLO DI CATANIA, SEZ. PERSONA E FAMIGLIA - Decreto 29 maggio 2008 (va escluso l'obbligo di mantenimento in favore della figlia maggiorenne allorchè la sua dedizione allo studio non possa ritenersi seria e fruttuosa), con nota di richiami

AFFIDAMENTO CONDIVISO ED INIDONEITA' EDUCATIVA DI UNO DEI GENITORI CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - Sentenza 18 giugno 2008, n. 16593 (la mera conflittualità esistente tra i coniugi non può ritenersi circostanza ostativa all'affidamento condiviso, essendo necessario dimostrare una condizione di manifesta carenza o inidoneità educativa di uno dei genitori), con nota di richiami

OMESSA SOMMINISTRAZIONE DEI MEZZI DI SUSSISTENZA - DIFFICOLTA' ECONOMICHE DELL'OBBLIGATO - RILEVANZA - LIMITI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE Sentenza 5 maggio 2008, n. 17876 (l'obbligo di dover corrispondere il mutuo per l'acquisto della casa di abitazione ha un valore recessivo rispetto a quello di non far mancare i mezzi di sussistenza all'altro coniuge ed ai figli minori), con nota di richiami

MANTENIMENTO DEL CONIUGE E RIFIUTO DI OFFERTE LAVORATIVE CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE Sentenza 16 aprile 2008, n. 10006 (ai fini dell'accertamento del diritto all'assegno è ininfluente la prova sulla pretesa non accettazione, da parte del coniuge richiedente, di offerte di lavoro), con nota di richiami

AFFIDAMENTO CONDIVISO E FIGLI NATURALI CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE Ordinanza 3 aprile 2007, n. 8362 - CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE Ordinanza 20 settembre 2007, n. 19406 - CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE Ordinanza 25 settembre 2007, n. 19909 - CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE Ordinanza 7 febbraio 2008, n. 2966(affermano che la competenza ad adottare i provvedimenti nell'interesse del figlio naturale spetta al Tribunale per i minorenni, il quale, contestualmente ai provvedimenti sull'affidamento, potrà stabilire la misura ed il modo con cui ciascuno dei genitori dovrà contribuire al mantenimento del minore), con nota di richiami

ILLECITO ENDOFAMILIARE E ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE TRIBUNALE DI REGGIO CALABRIA Sentenza 23 novembre 2007 (la domanda di risarcimento del danno esistenziale, essendo accessoria a quella di addebito, può trovare ingresso nel giudizio di separazione personale dei coniugi), con commento della dott.ssa A. Arceri

ASSEGNO DIVORZILE E PROVA DEL TENORE DI VITA DEL CONIUGE RICHIEDENTE CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE Sentenza 27 febbraio 2008, n. 5191 (anche il tenore di vita del coniuge richiedente l'assegno divorzile può ritenersi provato in applicazione del c.d. «principio di non contestazione»), con nota di richiami

ASSEGNAZIONE DELLA CASA FAMILIARE E SPESE CONDOMINIALI ORDINARIE E STRAORDINARIE CORTE DI APPELLO DI BOLOGNA Sentenza 22 ottobre 2007 (afferma che l'assegnatario della casa familiare è tenuto al pagamento delle sole spese ordinarie, e non anche di quelle straordinarie), con nota di richiami

REVOCA DELL'ASSEGNAZIONE DELLA CASA FAMILIARE E TUTELA DELL'INTERESSE DELLA PROLE CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE Sentenza 17 dicembre 2007, n. 27654 (afferma che la previsione legislativa della cessazione dell'assegnazione della casa familiare non si pone in contraddizione con l'interesse della prole a permanere nell'habitat domestico in cui è cresciuta), con nota di richiami

REITERATE UMILIAZIONI INFLITTE DAL PADRE ALLA FIGLIA ED ABUSO DEI MEZZI DI CORREZIONE CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE Sentenza 19 novembre 2007, n. 42648 (commette il reato di abuso di mezzi di correzione il padre che costringe la figlia a scrivere reiteratamente su un quaderno la frase «Io sono una ladra, non devo rubare», e, al contempo, sottopone la minore ad un percorso di gogna davanti alle sue insegnanti ed al parroco), con nota di richiami

COMPORTAMENTI CONTRARI AI DOVERI NASCENTI DAL MATRIMONIO E STORIA PERSONALE DEL CONIUGE CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE Sentenza 20 settembre 2007, n. 19450 (i comportamenti contrari ai doveri fondamentali del matrimonio, causa di una condizione di oggettiva intollerabilità della convivenza, non possono essere giustificati dalla storia personale del coniuge agente), con nota di richiami

NESSO DI CAUSALITA' TRA INFEDELTA' E CRISI CONIUGALE CORTE DI APPELLO DI TRENTO - SEZ. DIST. DI BOLZANO Sentenza 29 marzo 2007 (la violazione dell'obbligo di fedeltà non legittima, di per sè sola, la pronuncia di addebito della separazione, essendo necessario verificare, alla luce del comportamento tenuto da entrambi i coniugi, la sussistenza di un nesso causale tra l'infedeltà e la crisi del matrimonio), con nota di richiami

OMESSA SOMMINISTRAZIONE DEI MEZZI DI SUSSISTENZA - RECUPERO FORZOSO DEI CREDITI - STATO DI BISOGNO - PROVA INDIRETTA - ELEMENTO SOGGETTIVO DEL REATO - SUSSISTENZA CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE Sentenza 4 settembre 2007, n. 33808 (il recupero forzoso dei crediti operato dal coniuge avente diritto al mantenimento conferma, indirettamente, il suo stato di bisogno, e, dimostrando la pregressa facoltà di spontaneo adempimento da parte dell'obbligato, offre elementi contrari all'esclusione del dolo del reato), con nota di richiami

CRITERI DI DETERMINAZIONE DEL CONTRIBUTO PER IL MANTENIMENTO DEI FIGLI MINORI A CARICO DEL GENITORE NON AFFIDATARIO CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE Sentenza 3 agosto 2007, n. 17055 (il canone di locazione sostenuto dal genitore affidatario assume rilevanza ai fini della determinazione del contributo di mantenimento del minore a carico dell'altro genitore; viceversa, non ha alcuna rilevanza la detraibilità, ai fini fiscali, per il genitore affidatario dell'assegno di mantenimento percepito per le esigenze della prole), con nota di richiami

ONERE DI MANTENIMENTO DEL FIGLIO MINORE E CONVIVENZA MORE UXORIO DEL GENITORE AFFIDATARIO CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE Sentenza 3 agosto 2007, n. 17043 (l'eventuale prestazione di tipo coniugale da parte del convivente more uxorio del genitore affidatario non circoscrive la portata dell'obbligo di contribuire al mantenimento della prole a carico dell'altro genitore), con nota di richiami

SOTTRAZIONE INTERNAZIONALE DI MINORI E RILEVANZA DELLE DISPOSIZIONI DELLA CONVENZIONE EUROPEA SULL'ESERCIZIO DEI DIRITTI DEI FANCIULLI CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE Sentenza 27 luglio 2007, n. 16753 (stabilisce che le disposizioni della Convenzione di Strasburgo del 1996, per la loro valenza di principio e per il loro significato promozionale, sono suscettibili di influenzare l'attività interpretativa anche nei procedimenti in tema di sottrazione internazionale di minori, e, in genere, di controllo della potestà genitoriale, orientando il senso delle disposizioni di cui il Giudice è chiamato a fare diretta applicazione), con nota di richiami

MANCATA ESECUZIONE DOLOSA DI UN PROVVEDIMENTO CONCERNENTE IL DIRITTO DI VISITA DEL GENITORE NON AFFIDATARIO E VOLONTA' CONTRARIA DELLA FIGLIA MINORE CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE Sentenza 24 luglio 2007, n. 30150 (non costituisce causa di esclusione della colpevolezza del reato ex art. 388, comma 2, c.p.c., la circostanza che il genitore affidatario abbia disatteso l'ordinanza del Giudice civile, regolante il diritto di visita della figlia minore da parte dell'altro genitore, per non «forzare» il desiderio manifestato dalla bambina di non incontrare la madre non affidataria), con nota di richiami

REATO DI MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA E CONVIVENZA MORE UXORIO CASSAZIONE, SEZ. V PENALE Sentenza 20 luglio 2007, n. 29262 (il reato di maltrattamenti in famiglia sussiste anche nei confronti di una persona convivente more uxorio), con nota di richiami

VIOLAZIONE DEGLI OBBLIGHI DI ASSISTENZA FAMILIARE E PROVVEDIMENTO DI DECADENZA DALLA POTESTA' GENITORIALE CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE Sentenza 24 aprile 2007, n. 16559 (i provvedimenti di decadenza dalla potestà genitoriale, di cui all'art. 330 c.c., non hanno alcuna valenza liberatoria rispetto agli obblighi, penalmente sanzionati, gravanti sui genitori nei confronti della prole), con nota di richiami

MODIFICA DELLE CONDIZIONI DI DIVORZIO E RICORSO STRAORDINARIO PER CASSAZIONE CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE Sentenza 20 aprile 2007, n. 9437 (avverso il decreto pronunciato dalla Corte d'appello ex art. 739 c.p.c. è possibile far valere, in sede di legittimità, l'inosservanza dell'obbligo di motivazione allorchè questa sia materialmente omessa, apparente ovvero perplessa), con nota di richiami

 

Cassazione: l’obbligo di mantenimento viene meno se l'ex coniuge trova lavoro, anche  precario, dopo la separazione.

 

Corte di Cassazione Civile, sezione sesta, sentenza n. 9765 del 23 Aprile 2013. 

La legge  898/1970 (legge sul divorzio) all'art. 5, comma 6, prevede la possibilità per il giudice, "tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi", di obbligare uno dei due ex coniugi a versare all'altra parte un periodico. Nel corso del tempo l'importo di tale assegno, su istanza degli interessati, può essere modificato, e in determinati casi il diritto può addirittura venire meno.  

 

Nel caso di specie la Suprema Corte interviene per fare chiarezza in merito a specifiche condizioni sopravvenute a seguito di separazione di due individui. A carico di uno il giudice di primo grado aveva posto l'obbligo di corrispondere un assegno periodico alla controparte, all'epoca disoccupata.

Ma quando il coniuge beneficiario ha trovato impiego, l'obbligato ha proposto domanda di modifica delle condizioni originarie e, nella specie, ha chiesto al giudice di sollevarlo dall'obbligo di versamento periodico. Resisteva il beneficiario adducendo che il lavoro trovato non era a tempo indeterminato e che quindi l'ex coniuge non poteva ritenersi liberato dal vincolo di versamento.

Il criterio da adottare per decidere circa la persistenza o meno dell'obbligo al mantenimento è quello dell'effettiva capacità lavorativa del coniuge beneficiario dell'assegno di mantenimento: nel momento in cui questi sia impiegato in un'attività di lavoro, non importa a quale titolo, vengono inevitabilmente a modificarsi i presupposti in base ai quali il giudice ha originariamente concesso il beneficio all'ex coniuge creditore. Se poi, contestualmente, non si verificano modifiche in crescendo al reddito dell'ex coniuge debitore, il dovere di contribuzione può venire a mancare. La Cassazione ha così accolto la tesi del coniuge debitore, facendo dunque venir meno il diritto in capo al creditore.

 

 

 

 

 

 

Diritti e doveri reciproci dei coniugi

Diritto di famiglia - Codice Civile

Art. 143

Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri.

Dal matrimonio deriva l'obbligo reciproco alla fedeltà, all'assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell'interesse della famiglia e alla coabitazione.

Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.



La pronuncia di addebito non può fondarsi sulla sola inosservanza dei doveri coniugali, implicando, invece, tale pronuncia la prova che la irreversibile crisi coniugale sia ricollegabile esclusivamente al comportamento volontariamente e consapevolmente contrario a tali doveri da parte di uno o di entrambi i coniugi, e cioè che sussista un nesso di causalità tra i comportamenti addebitati ed il determinarsi dell'intollerabilità della ulteriore convivenza. Pertanto, in caso di mancato raggiungimento della prova che il comportamento contrario ai predetti doveri tenuto da uno dei coniugi, o da entrambi, sia stato la causa efficiente del fallimento della convivenza, legittimamente viene pronunciata la separazione senza addebito (Cassazione civile, sez. I, sentenza 28.05.2008, n. 14042).

L’addebito della separazione deriva dalla verifica di comportamenti che, contrari ai doveri fondamentali del matrimonio, abbiamo una rilevanza diretta sulla determinazione di una oggettiva intollerabilità della convivenza.
Ne deriva che il disagio culturale e sociale del coniuge straniero, così come la tolleranza di comportamenti vessatori e violenti da parte dell’altro coniuge non escludono, di per sé, l’addebito della separazione (Cassazione civile, sez. I, sentenza 20.09.2007, n. 19450).

Se i coniugi tornano a vivere sotto lo stesso tetto si presume una volontà riconciliativa.
Il ripristino della coabitazione, pur non integrando di per sé la vera e propria convivenza coniugale, tuttavia assume, anche in relazione alla sua durata, un forte valore presuntivo, per la sua idoneità a dimostrare la volontà dei coniugi di superare il precedente stato.
L'elemento oggettivo del ripristino della coabitazione tra i coniugi è potenzialmente idoneo a fondare il positivo convincimento del giudice quanto all'avvenuta riconciliazione; con la conseguenza che spetterà al coniuge interessato a negarla dimostrare che il nuovo assetto posto in essere, per accordi intercorsi tra le parti o per le modalità di svolgimento della vita familiare sotto lo stesso tetto, era tale da non integrare una ripresa della convivenza, e quindi da non configurarsi come evento riconciliativi (Cassazione civile, sez. I, sentenza 25.05.2007, n. 12314).

Condizioni per il sorgere del "diritto al mantenimento in favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione sono la non titolarità di adeguati redditi propri, ossia di redditi che gli permettano di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, e la sussistenza di una disparità economica tra le parti, occorrendo avere riguardo, al fine della valutazione dell'adeguatezza dei redditi del coniuge che chiede l'assegno, al parametro di riferimento costituito dalle potenzialità economiche complessive dei coniugi durante il matrimonio, quale elemento condizionante la qualità delle esigenze e l'entità delle aspettative del medesimo richiedente, non assumendo rilievo il più modesto tenore di vita subito o tollerato. Peraltro, benchè la separazione determini normalmente la cessazione di una serie di benefici e consuetudini di vita ed anche il diretto godimento di beni, il tenore di vita goduto in costanza della convivenza va identificato avendo riguardo allo standard di vita reso oggettivamente possibile dal complesso delle risorse economiche dei coniugi, tenendo quindi conto di tutte le potenzialità derivanti dalla titolarità del patrimonio in termini di redditività, di capacità di spesa, di garanzie di elevato benessere e di fondate aspettative per il futuro" (Cass. civ., sez. I, 27-06-2006, n. 14840).

In tema di separazione tra coniugi, l'inosservanza dell'obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, la quale, determinando normalmente l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi, di regola, circostanza sufficiente a giustificare l'addebito della separazione al coniuge responsabile, sempre che non si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, mediante un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, tale che ne risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale. Pertanto, la riferita infedeltà può essere causa (anche esclusiva) dell'addebito della separazione solo quando risulti accertato che ad essa sia, in fatto, riconducibile la crisi dell'unione, mentre il relativo comportamento (infedele), se successivo al verificarsi di una situazione di intollerabilità della convivenza, non è, di per sé solo, rilevante e non può, conseguentemente, giustificare una pronuncia di addebito (Cass. civ., sez. I, 12-04-2006, n. 8512,).

L'allontanamento dalla residenza familiare - che, ove attuato unilateralmente dal coniuge, e cioè senza il consenso dell'altro coniuge, e confermato dal rifiuto di tornarvi, di per sè costituisce violazione di un obbligo matrimoniale (e conseguentemente causa di addebitamento della separazione) - non concreta tale violazione allorchè risulti legittimato da una "giusta causa", vale a dire dalla presenza di situazioni di fatto (ma anche di avvenimenti o comportamenti altrui) di per sè incompatibili con la protrazione di quella convivenza, ossia tali da non rendere esigibile la pretesa di coabitare (Cass. civ., sez. I, 20-01-2006, n. 1202, RV585644).

In tema di separazione personale, la pronuncia di addebito non può fondarsi sulla sola violazione dei doveri che l'art. 143 cod. civ. pone a carico dei coniugi, essendo, invece, necessario accertare se tale violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale (Cass. civ., sez. I, 16-11-2005, n. 23071).

 

 

 

 

INVESTIGATORE PRIVATO CODICE DEONTOLOGICO

INVESTIGATORE PRIVATO CODICE DEONTOLOGICO - Tradimento Infedeltà Coniugal

Investigatore Private Codice Deontologico

Considerata la rilevanza dell’attività di investigatore privato, nel cui ambito vanno annoverate altresì le figure dell’informatore commerciale e dell’operatore di sicurezza ed al cui esercizio accedono le persone munite di specifici requisiti espressamente previsti dalla legge, previa apposita autorizzazione di polizia. Considerata, inoltre, la delicatezza delle singole operazioni effettuate nello svolgimento della attività investigativa, le quali spesso comportano l’ingerenza, con le informazioni assunte, nella sfera privata del destinatario della medesima, con evidenti ripercussioni di carattere giuridico ed etico. Vista, peraltro, la nuova normativa assunta dal Legislatore Italiano, il quale, in applicazione di una direttiva comunitaria, ha regolamentato e tutelato la riservatezza (c.d. privacy) delle persone fisiche e giuridiche, introducendo notevoli limiti all’utilizzo dei dati personali. Ritenuta, conseguentemente, la necessità di stabilire regole omogenee per la categoria professionale degli investigatori privati ad integrazione delle norme previste sia dal T.U.L.P.S. di cui al R.D. n. 773/1931 ed al relativo Regolamento di Esecuzione, sia dalla L. 675/1996. Viste le disposizioni previste dagli artt. 134 – 137 del R.D. n. 773/1931, dagli artt. 257 e ss. del Regolamento di Esecuzione del Testo Unico di Leggi di Pubblica Sicurezza, del D.L.vo n. 271 del 28 luglio 1989 e degli artt. 38 e 222 delle Norme di Attuazione, di Coordinamento e Transitorie del Codice di Procedura Penale nonché quelle stabilite dalla Legge 31 dicembre 1996 n. 675 e dai successivi provvedimenti del Garante – tra cui quello assunto in data 27 novembre 1997 b, 2/1997 “Autorizzazione al trattamento dei dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale de 29 novembre 1997 n. 279 e provvedimento n. 6 del 29.12.1997. La Federpol – Federazione Italiana degli Istituti Privati per le Investigazioni, per le Informazioni Commerciali e per la Sicurezza -, associazione professionale a carattere nazionale rappresentativa degli interessi dei titolari di autorizzazioni governative, ai sensi degli artt. 134 e ss. del Testo Unico di Leggi di Pubblica Sicurezza e 38 e 222 delle Norme di Attuazione, di Coordinamento e Transitorie del Codice di Procedura Penale adotta il seguente Codice deontologico. L’attività professionale di Investigatore privato, nella sua più ampia accezione, è improntata alla scrupolosa osservanza delle regole fondamentali di integrità morale, responsabilità professionale e riservatezza oltre il normale rispetto di tutte le leggi vigenti.

Capo 1
Principi generali

Titolo I
Affidamento ed integrità morale

Art. 1 L’investigatore privato, nell’esercizio dell’attività professionale, deve osservare scrupolosamente le normali regole di correttezza, dignità, sensibilità e alta professionalità, anche fuori dall’ambito lavorativo deve mantenere irreprensibile condotta, posto che nell’esplicare il delicato compito affidatogli dal cliente, l’investigatore non compie solo atti di interesse privato ma anche una precipua funzione sociale di pubblica utilità, affiancandosi, nei casi previsti dalla Legge, alle Forze dell’Ordine.
Art. 2 Assume particolare rilievo il comportamento che l’investigatore deve tenere nei confronti del Cliente: costituisce suo primo dovere quello di informare quest’ultimo su tutte le norme che regolano l’attività investigativa e sulle conseguenze giuridiche derivanti dall’azione svolta dall’operatore, con particolare riferimento alle disposizioni stabilite dalla Legge n. 675/1996.
Art. 3 L’atteggiamento che l’investigatore privato deve tenere nei confronti dei terzi, siano essi privati cittadini o pubbliche autorità, va improntato a criteri di massima disponibilità e di generale rispetto, sempre nei limiti previsti dalle leggi vigenti. Nei confronti degli organi a cui l’investigatore è sottoposto al controllo deve prestare la massima collaborazione sia nel fornire tutti necessari chiarimenti sullo svolgimento dell’attività investigativa, che nel prestare la propria opera nei casi in cui gli viene chiesto un intervento di ausilio per i fini di giustizia.
Art. 4 Il titolare della licenza nonché i suoi collaboratori, previamente segnalati alla Prefettura di competenza, devono sempre assolvere i propri doveri professionali con il massimo scrupolo ed impegno evitando sempre ed in ogni caso di commettere atti limitativi della libertà individuale. In particolare, gli stessi, nell’essere tenuti alla massima riservatezza sulle informazioni acquisite nell’esercizio della attività investigativa, devono provvedere all’osservanza scrupolosa delle disposizioni previste dalla L. 675/1996 concernente la tutela della privacy.
Art. 5 Nel rispetto delle norme di legge e della deontologia professionale, l’investigatore privato deve rappresentare e/o difendere il suo cliente in maniera tale che il suo interesse prevalga sul proprio e su quello di un collega o di terzi in generale; se egli non ritiene di essere in grado di assolvere all’incarico assunto, deve rinunciare espressamente all’incarico.

Titolo II
Segreto Professionale

Art. 6 Dovere fondamentale dell’investigatore, soprattutto in riferimento al rispetto della normativa sulla privacy richiamata all’art. 4, è quello di informare il Cliente sulla segretezza delle informazioni acquisite nei confronti del destinatario dell’investigazione, nei casi in cui è esentato dall’informare quest’ultimo di essere in possesso dei suoi dati personali; nonché di rendere edotto il committente quando lo stesso è esonerato dal richiedere il consenso dell’interessato per il trattamento dei dati acquisiti.
Art. 7 Indipendentemente dalla corretta e scrupolosa osservanza delle disposizioni stabilite dalla Legge n. 675/1996, i rapporti che deve tenere l’investigatore privato con la stampa, televisiva o giornalistica, devono essere improntati al rispetto ed alla tutela della riservatezza delle notizie acquisite per il tramite del proprio ufficio. In particolare, nei casi rari in cui non è tenuto ad osservare il dovere di segretezza e riservatezza, l’investigatore privato deve, comunque, valutare molto attentamente le conseguenze che possono derivare dalla notizie fornite ai mezzi di comunicazione, mediante il rilascio di dichiarazioni equilibrate e, di certo, mai lesive della dignità professionale di un altro collega o dell’intera categoria.
Art. 8 Ogni forma di pubblicità commerciale è libera, l’investigatore privato può intraprendere ogni iniziativa che ritenga più opportuna per pubblicizzare la propria attività; non sono ammesse né forme di pubblicità fuorviante, volte a reclamizzare prestazioni professionali non rientranti nell’ambito del titolo di polizia rilasciato all’investigatore privato, né forme di pubblicità cd. ingannevole, tali da indurre la Clientela a ritenere possibili prestazioni che non possono essere espletate legittimamente dall’intestatario del titolo di polizia. Ogni abuso sarà perseguito in sede civile e penale ed attraverso l’azione disciplinare così come prevista dal presente codice negli articoli che seguono.

Titolo III
Conferimento ed estinzione del mandato

Art. 9 Il titolare dell’autorizzazione di polizia non può delegare ad altri la direzione dell’attività investigativa; nel caso in cui si avvalga dell’opera di collaboratori deve impartire puntuali direttive ed indicazioni operative al fine del corretto svolgimento delle investigazioni e gli operatori non potranno, per nessun motivo, assumere decisioni o intraprendere iniziative senza l’assenso dell’investigatore privato.
Art. 10 L’investigatore privato può usufruire dell’operato di un collega per lo svolgimento di incarichi particolarmente complessi e previa comunicazione al Committente che deve esprimere il proprio consenso, anche in ordine al compenso per la prestazione effettuata dal collega collaboratore.
Art. 11 L’investigatore, prima di accettare un incarico professionale, deve valutare attentamente se sussistano casi di incompatibilità rispetto ad altri servizi precedentemente assunti; in particolare deve verificare la sussistenza o meno di conflitti di interessi tra i vari Committenti e se, del caso, rinunciare ad uno degli incarichi conferitigli.
Art. 12 Data la natura di attività di libero professionista, l’investigatore privato deve mantenere una posizione di imparzialità ed indipendenza anche quando aderisce ad organizzazioni societarie od associative aventi natura politica e/o partitica; non può, pertanto, mai farsi condizionare nello svolgimento della sua attività e tanto meno alterare il risultato della prestazione al fine di favorire l’organismo al quale appartiene.
Art. 13 L’investigatore privato, che è tenuto ad ottenere un esplicito mandato dal Committente che tenga soprattutto conto delle disposizioni previste dalla Legge n. 675/1996, deve rinunciare all’incarico quando lo stesso risulta contrario a leggi o regolamenti ovvero comporti l’espletamento di servizi espressamente vietati dalle leggi vigenti ovvero ancora possa ostacolare il normale svolgimento di indagini di polizia giudiziaria.
Art. 14 L’investigatore privato non può accettare l’incarico di un nuovo Cliente se la riservatezza sulle informazioni fornite da un vecchio Cliente rischia di essere violata o quando la conoscenza da parte dell’investigatore degli affari del vecchio Cliente avvantaggerebbe il nuovo.
Art. 15 Le norme di cui sopra sono ugualmente applicabili nel caso di esercizio della professione in forma societaria suscettibile, comunque, di far nascere uno dei conflitti di interessi descritti negli articoli 12, 13 e 14. Art. 16 L’investigatore privato non può utilizzare, per nessun motivo, le notizie acquisite per il tramite del proprio ufficio, meno che mai al fine di trarre per sé o per altri un beneficio diretto od indiretto; la sua posizione deve essere sempre improntata alla massima correttezza e serietà professionale, soprattutto quando la natura delle informazioni in suo possesso è particolarmente delicata.

Titolo IV
Determinazione del compenso

Art. 17 L’investigatore privato è tenuto a rispettare, nello stipulare i contratti di prestazione professionale, i limiti tariffari previsti dalle tabelle, debitamente affisse alla visione del pubblico nella sede dell’Istituto, approvate dalla Prefettura di competenza, al fine di evitare forme di concorrenza sleale.
Art. 18 L’onorario richiesto dall’investigatore privato deve essere illustrato al Cliente in tutte le sue voci e deve essere equo e pienamente giustificato.
Art. 19 L’investigatore non deve concludere patti con i quali il compenso sia riferibile al risultato ottenuto; in particolare non deve stipulare accordi con il Cliente che obbligano quest’ultimo a riconoscere all’investigatore una parte del risultato, sia esso somma di denaro o qualsiasi altro bene o valore conseguito a conclusione dell’attività investigativa.
Art. 20 Quando l’investigatore privato richiede il versamento di un acconto sulle spese e/o sulle tariffe applicate, questo non deve andare al di là di una ragionevole stima dei prezzi legittimamente praticati, in base al tariffario approvato dalla competente Prefettura, e dei probabili esborsi richiesti dalla natura dell’incarico investigativo.
Art. 21 Non è assolutamente ammesso dividere i compensi derivanti dall’incarico investigativo con persone che non siano anch’esse persone appartenenti alla categoria professionale.
Art. 22 L’art. 21 non si applica per quanto riguarda le somme o corrispettivi di qualsiasi natura versati da un investigatore privato agli eredi di un collega deceduto o a un collega che si sia ritirato nel caso di suo subingresso, quale successore nelle pratiche già seguite da tale collega.

Titolo V
Assicurazione per la responsabilità professionale

Art. 23 Non è obbligatorio ma sicuramente auspicabile che, a garanzia dell’attività esercitata, l’investigatore privato, oltre la cauzione versata alla Prefettura di competenza al momento del rilascio del titolo di polizia, stipuli apposita assicurazione per la propria responsabilità professionale entro i limiti ragionevoli, tenuto conto della natura e della portata dei rischi che si assume nel corso della sua attività..

Titolo VI
Rapporti con la Prefettura e la Questura territorialmente competente

Art. 24 L’investigatore privato deve esplicare le attività per le quali ha ottenuto espressamente l’autorizzazione di polizia, che è tenuto a rinnovare annualmente, seguendo le direttive impartitegli dalla Prefettura competente territorialmente, attenendosi, altresì, alle leggi vigenti in materia.
Art. 25 L’investigatore privato, titolare della licenza ex art. 134 T.U.L.P.S. approvato con R.D. n. 773/1931, è tenuto a dirigere personalmente l’attività, per la quale risponde nei confronti dei terzi e delle Amministrazioni addette al suo controllo, non potendo in alcun modo delegare nessuno a tali compiti.
Art. 26 L’investigatore privato deve, in particolare, annotare sul registro delle operazioni giornaliere, la cui tenuta è obbligatoria ai sensi dell’art. 135 T.U.L.P.S. e del relativo Regolamento di esecuzione, previamente vidimato dalla Autorità di Polizia competente: A) il nome, la data e luogo di nascita delle persone per le quali gli affari o le operazioni sono compiute. B) la data e la specie delle medesime, l’onorario convenuto e l’esito dell’operazione. C) gli estremi del documento di identità o di altro documento avente valore equipollente.
Art. 27 Costituisce un dovere dell’investigatore prestare la sua opera a favore dell’Autorità di P.S. che ne faccia apposita richiesta, aderendo, altresì, a tutte le istanze dalla stessa rivoltegli anche ai fini del controllo sull’attività dall’investigatore privato.
Art. 28 L’investigatore privato deve, prima di assumere personale addetto alla collaborazione nell’esercizio dell’attività professionale, provvedere a comunicare alla Prefettura territorialmente competente i singoli nominativi, la quale ne prenderà atto.
Art. 29 Il Questore è istituzionalmente preposto al controllo operativo sul corretto esercizio dell’attività dell’investigatore privato, il quale è tenuto a prestare la massima collaborazione nel caso di richieste ed ispezioni di controllo.

Titolo VII
Rapporti tra Investigatori Privati

Art. 30 Lo spirito di colleganza esige un rapporto di fiducia tra gli investigatori privati nell’interesse dei loro Clienti; esso non deve mai porre gli interessi degli investigatori privati in contrasto con quelli di giustizia, soprattutto quando opera nell’esercizio dell’attività investigativa per la difesa penale.
Art. 31 L’investigatore privato riconoscerà come colleghi tutti gli investigatori che hanno ottenuto la prescritta autorizzazione di polizia rilasciata dalla Prefettura di competenza. Art. 32 Data la natura estremamente delicata dell’attività esercitata dall’investigatore privato, tutte le
comunicazioni tra i colleghi sono da considerarsi confidenziali. Ciò significa che l’investigatore privato non rileva le comunicazioni a terzi e non trasmette copia della corrispondenza stessa al suo Cliente; quando tali comunicazioni sono fatte per iscritto devono portare, comunque, la dicitura “confidenziale”.
Art. 33 Nel caso in cui il destinatario non sia in grado di dare alla corrispondenza il carattere “confidenziale” sarà tenuto a rinviarla al mittente senza rivelarne il contenuto.
Art. 34 L’investigatore privato non può richiedere un compenso o quant’altro ad un suo collega né ad un terzo né accettare un onorario per avere indirizzato o raccomandato un cliente.
Art. 35 L’investigatore privato non può, altresì, versare ad alcuno un compenso o quant’altro quale contropartita per la presentazione di un cliente.
Art. 36 L’investigatore privato non può assumere un incarico investigativo od informativo se è a conoscenza del fatto che il potenziale cliente è già assistito professionalmente da un collega, a meno che il committente (cliente) non lo sollevi espressamente da tale obbligo nel mandato ovvero che il collega comunichi di aver rinunciato al servizio.
Art. 37 L’investigatore privato nel caso in cui sostituisce un collega in un servizio investigativo od informativo, deve previamente dare comunicazione a quest’ultimo ed essersi assicurato che sono state prese tutte le disposizioni necessarie per il regolamento delle spese e dei compensi dovuti al sostituito. Questo obbligo non rende, tuttavia, l’investigatore privato responsabile per il pagamento del compenso al suo predecessore.
Art. 38 Se debbono essere effettuati dei servizi urgenti nell’interesse del Cliente, prima che possano essere espletate le formalità previste dall’art. 37, l’investigatore privato ha il potere-dovere di farlo a condizione però d’informare immediatamente il collega che egli ha sostituito.
Art. 39 L’investigatore privato incaricato di affiancarsi ad un collega in un determinato servizio deve informare quest’ultimo. Le norme del suddetto codice deontologico sono, avvenuta l’approvazione da parte degli organi direttivi centrali, immediatamente operative nei confronti dei singoli associati alla Federpol, i quali sono tenuti al loro rigoroso rispetto. In caso di inosservanza delle disposizioni sopra elencate, gli associati saranno sottoposti al procedimento disciplinare di seguito indicato.

Procedimento disciplinare

Art. 40 I provvedimenti disciplinari che possono essere adottati nei confronti degli associati, in caso di violazione delle norme comportamentali descritte nel presente codice sono: A) Richiamo scritto: che consiste in un richiamo in ordine alla violazione compiuta e l’avvertimento che ciò non abbia più a ripetersi. B) Censura: consistente in una formale dichiarazione della violazione e del conseguente biasimo. C) Sospensione: ovvero l’inibizione, per un tempo non inferiore a due mesi e non superiore ad un anno dalla qualità di associato con la relativa impossibilità di partecipare alle attività sociali. D) Espulsione: consistente nella perdita definitiva della qualità di associato e nella conseguente cancellazione dal libro dei soci.
Art. 41 E’ possibile altresì comminare la sospensione cautelare, la quale costituisce un particolare strumento col quale l’associato temporaneamente viene sospeso dalla sua qualità, nel caso in cui lo stesso viene a trovarsi nelle seguenti condizioni: 1) ricoverato presso l’ospedale psichiatrico o in casa di custodia o cura. 2) sottoposto all’applicazione di una misura di sicurezza non detentiva di cui all’art. 25 c.p. ovvero all’applicazione provvisoria di una pena accessoria o di una misura di sicurezza.
Art. 42 Può essere altresì comminata la sospensione cautelare nel caso in cui l’investigatore privato associato sia sottoposto a sorveglianza speciale, ovvero sia destinatario di un mandato od ordine di arresto.
Art. 43 Il richiamo scritto può essere inflitto quando l’investigatore privato associato, nel violare una delle disposizioni del presente codice, dimostra superficialità e negligenza tale, comunque, da non arrecare danni a terzi (Cliente, collega o quant’altro).
Art. 44 La censura può essere determinata nel caso di più violazioni che rientrano nel richiamo scritto avvenute nel corso di due anni, se di diversa specie, di un anno nel caso di violazione della medesima specie.
Art. 45 La sospensione riguarda, invece, comportamenti violativi delle norme del presente codice frutto di attività dolosamente diretta ad arrecare ad altri un ingiusto danno e/o arrecare a sé o ad altri un indebito profitto o utilità.
Art. 46 L’espulsione può avvenire nei casi in cui l’associato, oltre ad aver compiuto più atti volutamente ed intenzionalmente violativi delle disposizioni sopra riportate, adotti comportamenti in aperto contrasto con i doveri di associato o che comunque arrechino danno e pregiudizio all’immagine della Federpol; può essere, altresì, espulso l’associato nel caso in cui, a seguito di comportamenti abusivi, gli venga revocata la licenza di polizia dalla Prefettura territorialmente competente.

La procedura amministrativa

Art. 47 Organo competente a decidere l’applicazione delle sanzioni disciplinari del Richiamo scritto e della Censura è il Consiglio della Regione presso la quale risulta svolgere l’attività l’investigatore privato sottoposto a procedimento disciplinare; in sede di appello è competente a decidere il Collegio dei Provibiri insediato presso la sede della Federazione Nazionale a Roma.
Art. 48 Organo competente a decidere l’applicazione delle sanzioni disciplinari della Sospensione (anche cautelare) e della Espulsione è il Collegio dei Provibiri insediato presso la sede della Federazione Nazionale a Roma; in sede di appello, per i soli casi di sospensione, potrà essere adito il Consiglio Nazionale.
Art. 49 Le decisioni prese e non appellate o confermate in sede di appello sono definitive.
Art. 50 Il procedimento disciplinare inizia o d’ufficio o su istanza della parte interessata; non appena perviene all’organo competente (Consiglio Regionale o Collegio Probiviri), questi svolge una sommaria istruttoria sui fatti per valutarne la fondatezza e la rilevanza, nonché la propria competenza a giudicare, informando contestualmente, mediante raccomandata con ricevuta di ritorno, l’investigatore interessato. Nel caso di conflitto di competenza, tra i Consigli Regionali o con il Collegio dei Probiviri, la decisione spetta al Consiglio Nazionale, cui vengono trasmessi gli atti dagli organi in contrasto, i quali danno avviso alla parte interessata, la quale nei 10 giorni successivi può far pervenire le sue osservazioni ai fini della decisione sul conflitto.
Art. 51 L’organo adito può: 1.- archiviare la procedura, qualora risulti infondata o irrilevante la notizia. La rinuncia del denunciante non fa venir meno il procedimento disciplinare; 2.- effettuare l’istruttoria, acquisendo, laddove prodotte, sia le argomentazioni addotte a giustificazione dall’interessato, sia le informazioni anche presso terzi sull’episodio in contestazione, sentendo lo stesso associato, nel caso in cui ne faccia espressa richiesta.
Art. 52 Al termine della fase istruttoria, l’organo adito provvederà in Camera di Consiglio ad emettere la decisione di: archiviazione oppure di applicazione della sanzione disciplinare, disponendo, altresì, il grado della relativa sanzione.
Art. 53 Avverso la sanzione disciplinare irrogata, nei casi in cui è ammesso, l’interessato può proporre appello all’organo superiore competente, come previsto dagli artt. 47 e 48 del presente codice, entro e non oltre 30 giorni dalla data di comunicazione della sanzione irrogata.
Art. 54 Il procedimento previsto per la decisione in appello è identico a quello disposto per il procedimento di primo grado.
Art. 55 La Federpol, per il tramite dei suoi organi regionali e nazionali, provvederà a comunicare alle Prefetture di competenza, le sanzioni disciplinari definitivamente irrogate ai propri associati, per gli eventuali provvedimenti che le stesse vorranno autonomamente assumere nei loro confronti.

 

PRIVACY

Norme sulla privacy
Informativa per il trattamento dei dati personali rivolta a Clienti


(Codice in materia di protezione dei dati personali – art. 13 D.L.gs 196/2003)

Informativa ex art. D.lgs 196/2003

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– Il trattamento potrà consistere nella raccolta, registrazione, organizzazione, conservazione, consultazione, elaborazione, modificazione, selezione, estrazione, raffronto, utilizzo, interconnessione, blocco, comunicazione, diffusione, cancellazione e distruzione dei dati e sarà effettuato sia con l’utilizzo di supporti cartacei che con l’ausilio di strumenti elettronici, informatici e telematici idonei a garantire la sicurezza e la riservatezza dei dati stessi in conformità a quanto stabilito dall’art. 31) del D.lg. 196/03 in materia di “idonee misure di sicurezza” e dall’art. 33) del D.lg. 196/03 in materia di “misure minime di sicurezza”.
– Nello svolgimento delle operazioni di trattamento saranno, comunque, sempre adottate tutte le misure tecniche, informatiche, organizzative, logistiche e procedurali di sicurezza, come previste dall’Allegato B del D.lg. 196/03, in modo che sia garantito il livello minimo di protezione dei dati previsto dalla legge. 
– Le metodologie su menzionate, applicate per il trattamento, garantiranno l’accesso ai dati ai soli soggetti specificati ai punti 8) e 9).
Il conferimento dei dati di cui ai punti 1), 2) 3 ) è:
– Obbligatorio per il raggiungimento delle finalità connesse ad obblighi previsti da leggi, regolamenti o normative comunitarie.
– Necessario per una corretta instaurazione, gestione e prosecuzione del rapporto commerciale e/o contrattuale.
– Un eventuale rifiuto, seppur legittimo, a fornire in tutto o in parte i dati su definiti come obbligatori e necessari, potrebbe comportare l’impossibilità di effettuare il normale svolgimento delle operazioni aziendali e la regolare erogazione dei prodotti/servizi richiesti.
Il conferimento dei dati personali raccolti per le finalità di cui al punto 4 ) è facoltativo.
I soggetti o le categorie di soggetti che potranno venire a conoscenza dei dati o a cui potranno essere comunicati i dati sono i Responsabili aziendali, Responsabili Esterni incaricati alla gestione della Privacy o Società del Gruppo, Fornitori di Servizi IT, Agenzie Pubblicitarie e di Ricerca di Mercato, Partner Commerciali, Aziende di Consulenza, Studi e Associazioni di Liberi Professionisti, Agenzie di Rappresentanza, Istituti Bancari e Assicurativi, Società di Recupero Crediti, Studi Legali, Studi Commercialisti e di Consulenza del Lavoro, Società di Revisione e Società di Trasporto e Logistica 
– Per l’elenco aggiornato si rimanda alla “Relazione sul Sistema di Gestione Privacy Aziendale”
Qualora il trattamento potesse riguardare anche dati personali rientranti nel novero dei dati "sensibili"(vale a dire dati idonei a rivelare l'origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l'adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale) o “giudiziari” il trattamento sarà effettuato nei limiti indicati dalle Autorizzazioni Generali del Garante Privacy, secondo le modalità previste dal D.lg. 196/03 e per le finalità strettamente necessarie al regolare svolgimento dell’attività aziendale, delle operazioni relative all’erogazione di prodotti/servizi e all’adempimento di obblighi contrattuali e/o di legge/regolamento
I dati in questione non saranno comunicati ad altri soggetti oltre a quelli previsti nella presente informativa e/o specificati nella “Relazione sul Sistema di Gestione Privacy Aziendale”; i dati idonei a rivelare lo stato di salute dell'interessato non saranno comunque in alcun caso diffusi.
I dati trattati potranno essere comunicati a terzi di cui ai punti 8) e 9) stanziati in altri paesi appartenenti all’Unione Europea o esterni ad essa secondo quanto previsto dal D.lg. 196/03 per le finalità di cui ai punti 1), 2) 3) e 4) e secondo le modalità di cui al punto 5).
I dati raccolti per finalità commerciali e di profilazione di cui al punto 4) potranno essere ceduti a terzi anche a titolo oneroso.
L’elenco aggiornato con gli estremi identificativi di tutti i Responsabili del Trattamento, o dei soggetti a cui sono stati comunicati e/o ceduti i dati personali potrà essere da Lei richiesto in qualunque momento al Responsabile Interno Privacy Clienti, che provvederà immediatamente a renderglielo disponibile.
In ogni momento potrà, inoltre, anche esercitare i Suoi diritti nei confronti del Titolare del Trattamento, ai sensi dell'art. 7 del D.lg. 196/03, che per Sua comodità riproduciamo integralmente: 
Decreto Legislativo n.196/2003 - Art. 7 - Diritto di accesso ai dati personali ed altri diritti

1) L'interessato ha diritto di ottenere la conferma dell'esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, e la loro comunicazione in forma intelligibile.

2) L'interessato ha diritto di ottenere l'indicazione:

(a) dell'origine dei dati personali;
(b) delle finalità e modalità del trattamento;
(c) della logica applicata in caso di trattamento effettuato con l'ausilio di strumenti elettronici;
(d) degli estremi identificativi del titolare, dei responsabili e del rappresentante designato ai sensi dell'articolo 5, comma 2;
(e) dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di rappresentante designato nel territorio dello Stato, di responsabili o incaricati.

3) L'interessato ha diritto di ottenere:

(a) l'aggiornamento, la rettificazione ovvero, quando vi ha interesse, l'integrazione dei dati;
(b) la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati;
(c) l'attestazione che le operazioni di cui alle lettere a) e b) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si rivela impossibile o comporta un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato.

4) L'interessato ha diritto di opporsi, in tutto o in parte:

(a) per motivi legittimi al trattamento dei dati personali che lo riguardano, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta;
(b) al trattamento di dati personali che lo riguardano a fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale.

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